Una volta lessi una frase: «La Terra Pura abbraccia tutte le porte del Dharma». Poiché avevo avuto a che fare soprattutto con le teorie della scuola Chan e del Vajrayana, pensai: che arroganza! Come si può dire una cosa simile? Le porte del Dharma sono uguali: io mi dedicai alla recitazione del nome del Buddha e alla pratica della porta della Terra Pura soltanto per sapere in cosa questa porta differisse dal Chan e dal Vajrayana. Quando, con una sola invocazione del nome del Buddha, giunsi a recitare senza recitare, vidi Amitabha entrare dal mio centro del cuore e in un attimo mi fusi in un solo corpo con Amitabha: io e il Buddha non eravamo due, non eravamo diversi. In quell’istante compresi che questo mondo, in origine, era permanenza, gioia, sé e purezza, e che il mondo si manifesta come sofferenza, origine, cessazione e sentiero soltanto perché la nostra mente non è pura, la nostra mente non è perfetta; e in quello stesso istante compresi che la Terra Pura di cui si dice «abbraccia tutte le porte del Dharma» non si riferisce alla Terra della Beatitudine, ma alle Terre Pure dei Buddha, alla Terra Pura della propria natura. E questo non è per nulla diverso dall’illuminazione della mente e dalla visione della natura della scuola Chan, né dall’unione di corpo, parola e mente con la divinità meditativa del Vajrayana: in tutti i casi, quando la propria natura si manifesta, cioè quando si dimora temporaneamente nello stato di Buddha, si comprende la verità che io non nasco e non muoio, che sono eterno, e così si consegue la pazienza della non-nascita dei dharma, si trasformano le afflizioni in bodhi e la mente dimora nella Terra Pura della propria natura. Perciò Chan, Vajrayana e Terra Pura si possono tutti considerare porte del Dharma che consentono di realizzarsi in questo stesso corpo.