La Via delle Stelle — 3. Attraversare il Palazzo dei Demoni

Lungo il cammino attraversò gli innumerevoli regni illusori generati da «bramosia, odio, ignoranza, superbia e dubbio», finché giunse finalmente ai piedi del Monte della Natura Propria.

Ai piedi della montagna si erano radunati moltissimi uomini e donne: erano tutti vestiti in modo bizzarro e portavano acconciature dalle forme strane; la maggior parte delle donne era nuda, con il corpo dipinto di svariati motivi e figure con i colori a olio, e se ne stavano schierate in file ordinate nella piazza.

Dabei si avvicinò a una donna nuda e le chiese: «Che cosa state facendo?» La donna, con gli occhi socchiusi per un istante, rispose con impazienza: «Non hai sentito? Oggi il Gran Re, di ritorno dal suo lungo viaggio, passerà di qui con la sua Li Fei per tenere un discorso!» Appena la donna ebbe finito di parlare, nella piazza risuonarono ovazioni e fischi acuti che si levavano da ogni parte. Un piccolo dirigibile grigio-argenteo atterrò al centro della piazza; molti si ritirarono verso il tempio, e Dabei si trovò proprio accanto al dirigibile. La porta del dirigibile si aprì e ne scesero alcuni uomini vestiti di nero. Tutti nella piazza si gettarono subito in ginocchio, e anche Dabei si inginocchiò all’istante.

A prima vista vide un uomo alto, dal volto bello e freddo, che teneva in mano un bastone dal bagliore verde. Nello specchio divino dell’occhio celeste di Dabei si impressero subito i tratti di un viso feroce. «Dev’essere il Re Demone», pensò Dabei.

Il Re Demone passò in rassegna con aria arrogante i sudditi inginocchiati davanti a lui e disse: «Salve a tutti. Oggi non siete in molti, qui in piazza. So che molti dei miei sudditi sono partiti gloriosamente per la guerra. Quest’anno il nostro mondo dei demoni ha scatenato dieci guerre in molti regni illusori, e ogni guerra è stata combattuta per difendere e diffondere la verità e la libertà del nostro mondo dei demoni. Siamo riusciti anche a fondare le nostre organizzazioni negli altri regni illusori, e queste organizzazioni hanno svolto un ruolo determinante nella diffusione della verità del nostro mondo dei demoni. Quando tutti i regni illusori saranno scomparsi e diventeremo davvero i padroni di questo pianeta, quanto sarà bello questo mondo! E allora il veleno che portate addosso potrà essere eliminato del tutto».

«Dobbiamo assolutamente annientare i regni illusori! Riusciremo di certo a liberarci del veleno!» gridarono eccitati molti figli e nipoti dei demoni. In quel momento una guardia condusse tre persone davanti al Re Demone e gli riferì qualcosa sottovoce.

Il Re Demone, ascoltando, scoppiò all’improvviso in una fragorosa risata: «Sudditi miei, questi tre hanno commesso il crimine di tradimento: hanno osato diffondere apertamente l’opinione che in questo nostro mondo il veleno non può essere eliminato. Come dobbiamo punirli?»

«Fateli morire bruciati! Fateli morire bruciati!» — tra la folla le urla isteriche si levavano e si spegnevano una dopo l’altra.

In quel momento il rilevatore di vita di Dabei suonò all’improvviso. Dabei guardò nello Specchio Divino dell’Occhio Celeste: una di quelle persone era un soccorritore. Preso dall’ansia, non sapeva più che cosa fare.

«Gran Re, risparmia costoro dal rogo!» risuonò una voce dolce e suadente. La porta del dirigibile si aprì e ne uscì una donna di bellezza sfolgorante, dagli abiti sfarzosi. Il rilevatore di vita di Dabei suonò di nuovo e nello Specchio Divino dell’Occhio Celeste comparve l’immagine di Duoli. «Cielo, è Duoli! Duoli!» esclamò Dabei senza pensarci. La donna, udita la voce, si voltò con dolcezza e sorrise a Dabei.

«Che bellezza! Un solo sguardo all’indietro e un sorriso capace di generare cento incanti», pensò tra sé Dabei.

La donna andò dritta verso il Re Demone, mentre tra la folla si levava un brusio di stupore. «Li Fei, perché sei scesa?» Negli occhi freddi e crudeli del Re Demone apparve un lampo di tenerezza. «Gran Re, oggi è il mio compleanno, te ne sei dimenticato? Vorrei che oggi non si facesse ricorso al rogo.»

«Li Fei, come potrei dimenticare il tuo compleanno? Ma oggi questi qui vanno assolutamente sottoposti al supplizio: si ostinano nelle eresie e nelle dottrine malvagie. Voglio benedirli con il mio fuoco demoniaco, affinché nel fuoco si trasformino in forme di vita superiori, comprendano la verità del mondo dei demoni e ottengano la vita eterna.»

«Gran Re, sto imparando a liberare le anime altrui. Lasciami un prigioniero da portare a corte, così lo libererò con calma: che ne dici?» Mentre parlava, la donna sfoderava ogni grazia e fascino. Il Re dei Demoni esitò un istante, poi disse: «Va bene. Questi qui sono molto intrisi del veleno dell’eresia: stai attenta.»

La donna tirò subito in disparte quel soccorritore. Il Re Demone emise un paio di risate fredde. All’improvviso Dabei vide il volto del re diventare nero-verdastro; dalla testa gli spuntarono fiammelle di un blu acceso, gli occhi erano come due buchi neri, spaventosi all’inverosimile; con un suono cupo e ululante dalla bocca sputò due serpenti di fuoco. I due, bruciati, furono ridotti in cenere e fumo, e i due serpenti di fuoco vennero risucchiati nella bocca del Re Demone.

Il Re Demone si concentrò un istante e ridivenne calmo e severo, come se nulla fosse accaduto. La folla esultò; molti, presi dall’emozione, saltarono gridando: «Il Re è saggio, il potere magico del Re non ha confini!» Il Re Demone salutò con la mano la folla in festa e si accinse a partire, e tutti si inginocchiarono di nuovo a terra: «Ti salutiamo con riverenza, o Re!»

Quando la donna passò accanto a Dabei, Dabei gridò: «Duoli! Duoli!». La donna voltò il capo e la guardò perplessa. «Duoli, sono Dabei!». In quel momento il Re Demone notò la scena e conficcò in Dabei uno sguardo come due spade. All’improvviso i suoi occhi cominciarono a ruotare, le pupille si dilatarono in ogni direzione ed emanarono un bagliore verdastro. Dabei sentì all’istante il mondo girarle intorno: «È il veleno del demone», pensò tra sé. La gemma mani cominciò a ruotare, assorbendo rapidamente la luce del Re Demone, e Dabei si sentì un po’ più sollevata.

«Li Fei, la conosci?»

«Mi sembra di averla già vista da qualche parte, ma al momento non riesco a ricordare.»

«Portala a palazzo», disse il Re Demone facendo un cenno ai suoi attendenti.

Dabei gongolò in cuor suo: «Una volta entrata nel palazzo dei demoni, potrò trovare il Monte Zixing». Così salì insieme al Re Demone su quell’aeronave grigio argento.

Il dirigibile decollò e volò in un silenzio assoluto. In quella cabina incantata, la mente vagava e si scindeva come in un sogno: come se si attraversasse un tunnel spazio-temporale, senza quasi avvertire il mutare di tempo e spazio, il dirigibile era già atterrato dolcemente. Appena scesa, Dabei scorse il palazzo dei demoni, splendente d’oro e di luce: era meraviglioso, l’intero palazzo rifletteva bagliori prodigiosi mutando senza sosta colori e forme. Dabei non riusciva a vedere dove fosse la porta. Quand’ecco che all’improvviso risuonò una musica e dal centro del palazzo dei demoni si aprì una porta; da essa si protese un nastro di luce rossa ricoperto di fiori. Nell’aria echeggiavano canzoni di auguri di buon compleanno d’ogni genere, fiori e foglie d’oro turbinavano nel cielo, luci straordinarie si alternavano in raggi, e bestie rare e mirabolanti continuavano ad apparire nell’aria. All’improvviso, tutti i suoni e le immagini si arrestarono: rimasero solo suoni meravigliosi e una musica a risuonare senza sosta. Il Re Demone, con la sua consorte tra le braccia, salì su quel nastro di luce rossa, e Dabei lo seguì fin dentro il palazzo dei demoni.

Dabei sentì il Re Demone dire ad alcune demonesse accorse ad accoglierlo: «Sistemate questa donna nella stanza accanto alla mia e a quella di Li Fei».

«È il Gran Re.» Alcune donne-demone, stringendosi in gruppo attorno a Dabei, lo accompagnarono in una stanza lussuosa, piena di tesori rari e preziosi d’ogni genere che riflettevano bagliori abbaglianti e multicolori. Al centro della stanza troneggiava un letto tempestato di gemme, dal quale si sprigionava una nebbia verdastra. «Uscite pure tutte.» Dabei si rivolse alle donne-demone che gli stavano accanto. «Non possiamo uscire finché non ti sarai addormentato. Chi alloggia in questa stanza è ospite d’onore del Gran Re: non osiamo mancare di riguardo.» «Allora mi metto subito a riposare.» Dabei si sdraiò su quel letto e, appena disteso, avvertì un profumo straordinario che gli penetrava dritto al cuore. In un attimo tutto il corpo gli si fece molle e senza forze, e la mente cominciò a girargli. «È veleno di demone.» La gemma mani si mise a roteare, assorbendo senza sosta la sostanza velenosa emanata dal letto, ma Dabei non riuscì comunque a parlare né a muovere mani o piedi, e subito precipitò nel mondo dei sogni.

La Via delle Stelle – 3 Attraversando il Palazzo dei Demoni (seconda parte)

«Svegliati, svegliati!»

Non si sa quanto tempo fosse passato, quando Dabei fu destato da alcune grida concitate; nello stesso tempo alcune gocce d’acqua fresca gli scorrevano in bocca, e Dabei si risvegliò di colpo dal sogno. Davanti al suo letto stava in piedi una bella donna.

«È Duoli!» esclamò Dabei, emozionato, afferrando la mano di Duoli.

«Chi sei? Io non mi chiamo Duoli; tutti mi chiamano soltanto Li Fei.»

«Duoli, ti ricordi ancora del Re Duobao Ruyi? Ti ricordi ancora della tua missione di salvataggio? Sono Dabei.»

«Sei Dabei!» disse Duoli, sorpresa e felice, mentre le lacrime le sgorgavano dagli occhi.

«Finalmente sei arrivata, Dabei. Ieri credevo ancora che fossi solo una semplice soccorritrice; quando il Re Demone è tornato mi ha detto che, avendo visto una gemma sul tuo corpo, ti ha portata a palazzo perché intendeva prelevartela, e ha aggiunto che la gemma che porti addosso sembra non essere un tesoro del nostro pianeta. Così ho intuito che eri stata mandata dal Re Duobao.»

«Duoli, come sei finita intrappolata nel regno di Moji?»

«Tutti i nostri compagni sono stati avvelenati e per un po’ non siamo riusciti a trovare un antidoto. Ho saputo che il Re Demone possedeva molte pillole di elisir in grado di neutralizzare i veleni, così ho escogitato un modo per diventare sua consorte. Il Re Demone mi è molto affezionato e mi ha dato molte pillole, dicendo che mi avrebbero resa immortale; queste pillole hanno anche un effetto antidoto, perciò i cinque veleni che ho nel corpo sono pochi. Ma ho contratto anche un nuovo veleno demoniaco: non appena esco dal raggio d’azione del potere magico del Re Demone, muoio. Il mio identificatore di vita non si è arrugginito, quindi quando il veleno demoniaco non si manifesta riconosco ancora i nostri compagni di squadra. Ho lanciato molti segnali di soccorso verso il regno di Duobao; ora che sei arrivata, per noi c’è speranza.» Detto questo, Duoli sorrise commossa, con le lacrime agli occhi.

«Duoli, devo attraversare al più presto il palazzo del Re Demone per raggiungere il Monte Zixing e cercare il Divino dalle diecimila mani e dai diecimila occhi: solo lui può aiutarci a neutralizzare i veleni. Conosci la strada che dal palazzo del Re Demone porta al Monte Zixing?»

«Nel palazzo del Re Demone c’è veleno demoniaco ovunque, generato dal potere magico. Vedi, il letto su cui dormi è di veleno dell’ignoranza: il veleno dell’infatuazione formatosi sotto l’azione del potere magico. Poco fa sei stata colpita proprio da questo veleno; se non ti avessi versato in bocca qualche goccia dell’acqua dell’oblio, saresti rimasta a lungo priva di sensi su questo letto. Ma non è nulla di spaventoso: sono perfettamente in grado di aiutarti ad attraversare il palazzo del Re Demone; solo che la porta che conduce al Monte Zixing la conosce soltanto il Re Demone.» Duoli abbassò il capo, preoccupata.

«Non preoccuparti troppo; se proprio non troviamo la porta che conduce al Monte Zixing, troverò un modo per andarmene da qui», la rassicurò Dabei.

«Mmh, ho un’idea!» Duoli si entusiasmò all’improvviso.

«Dabei, nel cortile sul retro del palazzo del Re Demone c’è una porta; dovrebbe condurre al Monte Zixing, ma non l’ho mai visto aprirla.»

Gocce di sudore colavano dalla fronte di Duoli.

Dabei sapeva che Duoli era molto preoccupata per lei: per l’ansia il veleno demoniaco le era divampato e il viso le si era fatto rosso acceso. Così la rassicurò:

«Duoli, non stare troppo in ansia: finché c’è una minima speranza, dobbiamo tentare. Pensa bene: il Re Demone, di solito, ha mai mostrato la chiave di questa porta?»

«Il Re Demone però ha una chiave a forma di serpente che porta sempre addosso. Non so a cosa serva; gliel’ho anche chiesto, ma si è limitato a sorridere senza rispondere. Scommetto che molto probabilmente è proprio la chiave di questa porta.»

«Duoli, se il Re Demone si sveglia non potrò più andarmene. Va’ a rubare la chiave e proviamo; se non funziona, penseremo ad altro.»

«Va bene». Duoli si voltò e uscì dalla stanza; poco dopo tornò con in mano un’enorme chiave a forma di serpente. Poi Duoli condusse Dabei verso il cortile sul retro. Lungo il cammino, per evitare i punti in cui il veleno demoniaco era più denso, incontrarono alcune demonesse, ma appena videro la consorte del re si fecero subito da parte con rispetto. Giunsero in fretta alla porta di cui Duoli aveva parlato: sebbene fosse notte, il cortile sul retro del palazzo del Re Demone era illuminato a giorno. Sopra la porta erano scritti due caratteri: «Porta del Bene». Dabei, a quella vista, non sapeva se ridere o piangere: «In questo regno di illusioni demoniache c’è persino una Porta del Bene». Osservò attentamente la porta: era un’enorme roccia liscia, in cui non si trovava neppure una fessura.

Dabei raccolse lo spirito e fece ruotare la gemma mani: un raggio di luce abbagliante si diresse verso la Porta del Bene. La porta cominciò a emettere un sordo rombo. All’improvviso un’ombra nera guizzò e Dabei gridò in fretta: «Attenzione!»

Ma era già troppo tardi. Un enorme pitone si lanciò all’improvviso dalla porta e avvolse Duoli nelle sue spire; con le fauci enormi da cui schizzava sangue si avventò per mordere il viso di Duoli. D’istinto Duoli afferrò la chiave e la conficcò nella bocca del grande serpente. Dalle sue fauci uscì un lungo urlo stridulo e, insieme all’urlo, un getto di veleno fetido schizzò fuori come una colonna d’acqua, inondando tutto il corpo di Duoli.

«Li Fei!» Il Re Demone apparve all’improvviso nel cielo: con una presa afferrò la testa del serpente e in pochi strappi lo fece a pezzi, poi prese in braccio Duoli in fin di vita.

«Li Fei!» gridò il Re Demone, in preda all’ansia. Duoli aprì gli occhi, ma aveva il viso pallido e il respiro affannoso.

«Li Fei, come sei arrivata qui?»

«Gran Re, lei è la mia amica: voglio portarla sul Monte della Natura propria e voglio aprire questa porta. Gran Re, sto per morire: ti prego, promettimi di non fare del male alla mia amica. Di tesori ne hai già fin troppi.» A queste parole, le labbra e il viso di Duoli erano già diventati neri.

«Li Fei, sbrigati! Usa il tuo intento mentale per proteggere il tuo meridiano del cuore: il veleno sta per invaderti il cuore!» Il Re Demone si mise in agitazione.

«Gran Re, devi aprire la porta e lasciar andare la mia amica.» Con il fiato ormai ridotto a un filo, Duoli pronunciò a fatica queste parole e chiuse gli occhi.

«Duoli!» Dabei scoppiò in lacrime.

«Li Fei, questa porta non ha alcuna chiave: quella che hai in mano è la chiave della camera del tesoro del palazzo. Questa porta è sempre esistita, ma non è mai stata aperta. Nel foro di questa porta vive il Re Serpente: il suo veleno è il più letale di tutto il mondo dei demoni. Ormai il qi velenoso ha attaccato il tuo cuore: nemmeno la mia magia può più salvarti.» Detto questo, il Re Demone si chinò sul corpo di Duoli piangendo come un bambino e, con la bocca sulla bocca di Duoli, tentò di aspirare l’acqua avvelenata dal suo meridiano del cuore.

All’improvviso un fragoroso «booom»: le due parole «Porta del Bene» irradiarono una luce dorata abbagliante, che illuminò quasi l’intero palazzo del demone. Dabei vide che quella porta si stava aprendo lentamente in mezzo a quella luce dorata e comprese all’istante: il Re demone, commosso, non aveva temuto di avvelenarsi con il veleno del serpente pur di sacrificarsi per salvare Li Fei; il suo altruismo e il suo amore di quell’attimo avevano finalmente fatto aprire la «Porta del Bene». Dabei lanciò un’occhiata al Re demone: era tutto concentrato a salvare Duoli, che aveva ancora gli occhi chiusi, tra la vita e la morte.

Pensando alla propria missione, Dabei disse in cuor suo: «Addio, Duoli. Quando avrò trovato il Divino dalle diecimila mani e dai diecimila occhi, tornerò a salvarti». Si voltò e attraversò rapidamente la Porta del Bene; appena toccò la luce dorata che la porta emanava, il veleno demoniaco sul suo corpo scomparve all’istante. Era entrato da pochi passi quando la Porta del Bene si richiuse con un «boom»; dall’altro lato della porta giunse il pianto straziante del Re demone.

«Duoli!» Dabei sapeva che Duoli era morto. Benché fosse accaduto in un’illusione, e benché lo specchio divino dell’occhio celeste gli mostrasse al contempo Duoli che, nel regno illusorio del demone, si trasformava in innumerevoli splendidi fiori di loto bianchi, al pensiero della bellissima Li Fei di poco prima, i cinque veleni del suo corpo gli salirono al cuore e le lacrime sgorgarono come una fonte.

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